domenica 6 ottobre 2013

IL LATO B DEL BEST-SELLER

Qual è il lato oscuro dei libri che vendono? Mentre sui giornali si stilano necrologi dell’editoria cartacea, alcuni scrittori “tradizionali” hanno successo e notorietà, smentendo tanti luoghi comuni sulla crisi dell’industria. I libri più venduti hanno delle caratteristiche ben precise, un DNA riconoscibile, e dimostrano che la professione dello scrittore può essere molto remunerativa. Ma qual è il loro segreto? Qual è il ritratto del romanziere contemporaneo di successo? 

La fotografia in b/n serviva ad avere la vostra attenzione e certifica che, oggi, il vero contenuto è la forma. Ma non voglio anticiparvi alcuna regola di questo decalogo tutto da scoprire. State per leggere il vademecum dello SCRITTORE DI SUCCESSO.

Qui di seguito saranno elencati tutti i principi custoditi dalle grandi case editrici, quelli che fanno decidere per la pubblicazione in ampia tiratura o per una bocciatura. 
Da anni le dieci regole d’oro circolano in gran segreto tra i Comitati Editoriali e sinora nessuno ha avuto il coraggio di divulgarle, in quanto rappresentano l’essenza stessa della letteratura di massa, il segreto dei best-seller. 
Adesso svelerò per la prima volta qual è la lapis philosophorum dell’editoria e la sua capacità di trasmutare materia vile in storie di grande profitto, grazie a reazioni socio-promozionali a catena.

DECALOGO DELLO SCRITTORE DI SUCCESSO

1.     Fingi che il racconto sia vero. Infilzando la tua opera della spilla di verità storica, avrai un fortissimo richiamo. Spacciati per un noto consulente dell’anti-terrorismo, un criminale di provenienza siberiana, una fascinosa squillo di alto bordo, un guru della new age, uno scopritore di inediti documenti custoditi in una biblioteca francese, oppure per un emarginato che ha conosciuto da dentro le organizzazioni criminali. Inventati tante balle in modo convincente, così da meritare sul tuo libro una fascetta che gridi ai quattro venti “questa è una storia vera”.
2.     Preoccupati della prima parte del racconto. E’ quella che traina la lettura ed esercita la maggiore attrazione sul potenziale acquirente. Chi compra il libro non potrà mai farsi restituire i suoi soldi. Meglio ancora: cura solo l’incipit. Molti potenziali consumatori leggono unicamente le prime pagine.
3.     Trova un tema che va di moda. Cattura lo spirito del tempo, che può essere la vita di due adolescenti in un quartiere operaio, oppure la fuga in campagna di una giovane coppia, ma non entrare mai in profondità e lascia che il tema resti assai vago sullo sfondo, come l’eco di una canzone o un ritornello-tormentone. Cavalca il trend del momento, mescola bene gli ingredienti (erotismo, giallo mediterraneo, finta memorialistica, finto reportage, Medioevo, vampirismo, shopping selvaggio, rosa edulcorato, amori contrastati ed esoterismo a profusione) e confeziona un mood, un colore, una cornice che abbia appeal per i direttori commerciali, per l’ufficio stampa e per il marketing di una casa editrice.
4.     Usa uno stile piano e scontato, con un vocabolario ridotto. Non sei Dante e neppure Shakespeare. La letteratura di massa è una forma consumistica, che serve a intrattenere. Non devi insegnare o prevedere qualcosa. Quando ti siedi al computer trai la tua energia pensando a quanti soldi potrai fare con la scrittura. Identifica il tuo lettore modello in un cameriere o in una commessa. La migliore definizione del best-seller è “un libro che riescono a leggere quelli che di solito non leggono” (che in Italia sono parecchi). Per scalare le classifiche devi scrivere sempre lo stesso tipo di libro, un volume di intrattenimento da sfogliare con grande facilità. La forma è la sostanza. Indovina il brand e il format giusto, e basta. La seconda migliore definizione del best-seller è “un libro scritto così male da sembrare già un film“.
5.     Inventati un titolo del libro che sia perfetto per le campagne pubblicitarie, che appaia scabroso, aggressivo o poetico. Deve suonare musicale e non risultare troppo lungo recitandolo ad alta voce. Un titolo a effetto, abbastanza strillato, oppure sul genere intellettuale. Deve diventare un sottile e insidioso massaggio per la cervicale dei consumatori passivi. 
6.     Fai capire chi è il buono e il cattivo dalle prime pagine. La gente ama gli eroi a tutto tondo, i progressisti illuminati che intervengono al pestaggio di un extracomunitario, si indignano se esiste la corruzione e poi entrano in una libreria a comparsi un romanzo dell’Ottocento. Crea personaggi dimenticabili, adeguati ad un flusso di idee deboli e mutevoli. Ma bada bene: non fare morire il tuo protagonista. La gente non vuole piangere, deve commuoversi in maniera puramente epidermica, e poi adora i personaggi che tornano di libro in libro. In tempi di grande incertezza psicologica e sociale la serialità è rassicurante e, rinnovando un appuntamento, fa ritrovare al lettore il suo buon vecchio amico. Per il motivo opposto e complementare, salva il cattivo da morte sicura: potrà tornarti utile in qualche altra avventura o se sei in crisi di idee.  
7.     Metti al primo posto di tutto le public relations. D’altronde vivi in un paese fondato sulla raccomandazione. Svolgi un’intensa attività sociale e gira per fiere e seleziona i tuoi interlocutori con mirato calcolo. Stringi amicizie con persone importanti, che potrebbero cambiare il tuo destino: giornalisti, opinionisti, recensori, agenti letterari, operatori culturali, giurati di festival, presentatori ed editor. Non farti vedere sfigato e conferma con un ampio sorriso che va tutto alla grande (anche quando hai il conto in rosso e il mutuo da pagare). Sfrutta i parassiti che ruotano nell’ambiente. Proponi lo scambio “parlerò bene del tuo libro se tu parlerai bene del mio” e, meglio ancora, baratta una tua prefazione positiva ad un libro scadente di qualche frustrato in cambio della tua ipotetica vittoria ad un premio letterario prestigioso.
8.     Per quanto riguarda la costruzione dell’intreccio, non temere di deludere il tuo lettore nel finale. Distribuisci in modo scontato premi, amori e consolazioni e, nelle ultime pagine del tuo diario erotico, del tuo libro sui vampiri o del tuo giallo esoterico, lascia la conclusione “aperta”, senza prendere partito. Non è una specie di ammutinamento dell’autore, ma una mossa strategica. Il finale giusto di un romanzo è quello indefinito che non scioglie nulla. La fantasia di chi legge compenserà la vistosa lacuna in maniera esauriente. E poi ci sarà sempre tempo per un sequel.
9.     Se vuoi attendere con efficienza alle tue fatiche intellettuali, risparmiati lunghe ricerche di archivio. E’ una perdita di tempo. Utilizza wikipedia per le descrizioni dei luoghi: è molto più facile. Puoi copiare dai quotidiani e saccheggiare da saggi e materiale di prima mano. Se qualcuno ti denuncerà per plagio, sta sicuro che nessun giornalista darà la notizia. Una Icona, un Mostro Sacro, è intoccabile. E ricordati: puoi difenderti dicendo che hai copiato il 2,04% del libro. 
10.                       Partecipa a talk show e programmi televisivi. Questa è l’attività più importante del best-sellerista: diventa un’Icona, un Ospite. Studia come comportarti in pubblico per risultare un tipo “impegnato”. Coltiva un’opinione di come si risolve un problema che non ti riguarda direttamente. Costruisciti una buona reputazione in qualche cosa (sentimenti, omicidi, sesso, storia, politica, media, qualsiasi cosa). Vai in un salotto televisivo e trasmetti un’immagine positiva, dando risposte che fanno chic.
No, non sei un venditore di tappeti. L’ultima grande verità dell’editoria è che pubblicare rappresenta un mezzo, non un fine. Svegliati! Siamo il paese al mondo con meno lettori rispetto alla popolazione alfabetizzata. Meglio imparare a giocare a calcio e fare le veline, che darsi alla dolorosa solitudine della vera letteratura. Oppure vai a Masterpiece e sposati con un membro delle due categorie succitate.
(Per un mio commento sul programma RAI http://www.colpidiscena.blogspot.it/2013/07/quando-la-cultura-va-in-televisione.html)


Già nel ’62 W. H. Auden scriveva “Oggi il poeta guadagna di più con il parlare della propria arte che non con il praticarla.”

Specifico che questo trattatello sotto forma di decalogo è una mera provocazione, un innocuo divertissement, perché mi sono giunte decine di richieste di chiarimento e tanta gente ha scambiato il testo per un vero dossier segreto custodito dal Priorato di Sion. Se c'è qualcuno che non si è affatto divertito nel leggere il mio decalogo, non importa.

Per una versione più tragica degli eventi ed un resoconto lacrimevole della situazione editoriale munisciti di fazzoletto e leggi: http://www.colpidiscena.blogspot.it/2013/04/la-crisi-del-mercato-editoriale.html

Le definizioni del best-seller usate nel decalogo sono tratte da COME SCRIVERE UN BEST SELLER IN  57 GIORNIhttp://www.ibs.it/code/9788842091004/ricci-luca/come-scrivere-best.html
La storia raccontata in questo gustoso testo? Quattro blatte decidono di salvare le finanze del padrone di casa – uno scrittore inconcludente – sostituendolo nella stesura di un romanzo di successo. Perché, sostengono gli scarafaggi, oggigiorno si riproduce sempre la stessa opera, gli editori pubblicano sempre lo stesso libro. Morale della favola: chiunque, anche una blatta, sarebbe in grado di scrivere un bestseller. Come spiega l’autore, Ricci “Il bestseller non è più una categoria di mercato, bensì un genere. Gli ingredienti di successo incidono sulla creatività, e in certi casi è più importante saper pianificare che saper scrivere”.

Sono in debito con MANUALE DI SCRITTURA CREATIVA, di Cotroneo, un libro altrettanto spassoso, di involontaria comicità,(http://www.ibs.it/code/9788876152214/cotroneo-roberto/manuale-di-scrittura-creativa.html) per frasi del tipo “uno scrittore non sa mai dove va a finire la propria storia”.

Concludo, seriamente, con le parole di Ferruccio Parazzoli, grande esperto di editoria, che sviscera le ragioni per cui ben 45.000 manoscritti ricevuti dalla Mondadori negli ultimi 10 anni non sono mai, ripeto mai, stati pubblicati. “C’è un motivo principe, che sfugge ai più: il motivo editoriale. Il romanzo magari c’è, magari nel suo complesso funziona, ma è come una valigia senza il manico per sollevarla. In altre parole: se per il lancio sul mercato non si può far leva sul nome dell’autore, perché ancora ignoto, ci vuole un elemento, e uno solo, che possa essere amplificato per fare presa sul pubblico. Per questo ci sono i famigerati Comitati editoriali”.